Lampade d'arredo di


Il vetro è un elemento affascinante per la lucentezza dei colori e per la varietà delle sfumature che riesce a creare davanti ad una sorgente luminosa. Riuscire a dare un a forma astratta ma evocativa a dei pezzi di vetro colorati è la mia scommessa.
Quello che sto cercando di fare è rendere morbide e sinuose le linee del vetro, che notoriamente è piatto, spigoloso e fragile e dargli volume riempiendolo di luce. Aggiungere poi a questi oggetti inserti di metallo, pietre più o meno trasparenti, schegge di vetro fuso di murano, pezzi di granito e altro, mi hanno permesso di arricchire la tavolozza di altri elementi coi quali manipolare la luce e renderla proiettabile in un ambiente o in una parete.
La tecnica che uso nelle mie lampade è quella Tiffany. Ovvero si tratta di tagliare e molare le varie tessere di vetro, bordandole con una sottilissima lamina autoadesiva di rame che permette di essere saldata con quella adiacente tramite una fusione di stagno-piombo. Le due parti così saldate prendono una forma a sezione di doppia 'C' che costituisce un binario di sostegno per i pezzetti di vetro.

Un po' come nelle vetrate a piombo delle cattedrali, tranne che in quel caso la guida in piombo è già pre-fabbricata ed il vetro lo si inserisce dentro successivamente. A differenza del Tiffany tradizionale che usa come stampo il piano di un tavolo per le forme piatte e la sagoma sferica per i paralume tradizionali, io costruisco un'armatura in fili di ottone che mi permette di ottenere il volume desiderato, senza pormi il problema di come far uscire lo stampo al termine della costruzione.
Questo telaio metallico funziona un po' come l'armatura in ferro del cemento armato: oltre a darmi la dimensione e la forma voluta, sostiene tutta la serie di tessere di vetro fino a scomparire inglobata nel piombo.

Non utilizzando alcuno stampo, ogni pezzo è al tempo stesso unico e irripetibile.




FLAVIO BERTOZZI Lampade d'arredo Via Roncaglio, 20 Bologna
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